DL Fare, Marino:”Ha due grandi difetti, ma va letto con «l’ottimismo della volontà»”

 

luigi marino

“In una situazione politica nervosa come quella che stiamo attraversando non sarà certo Scelta Civica a voler rendere più difficile il cammino e la vita del Governo Letta. Non vogliamo distruggere o contribuire a distruggere ciò che è stato lentamente costruito dal novembre 2011 ad oggi, tuttavia questo non ci impedisce di esporre qui, in Aula, alcune nostre perplessità ed alcuni nostri convincimenti.

Il decreto in esame riprende due antichi difetti, il primo dei quali è stato stigmatizzato in un documento dalla senatrice Finocchiaro, che con appropriate parole ha presentato un ordine del giorno fatto proprio dalle Commissioni riunite 1a e 5a, nel quale si riprende il problema dei provvedimenti omnibus. Ci troviamo infatti di fronte ad un ‘centone’, cioè ad una raccolta di pezzi e di ritagli legislativi messi assieme sotto tre titoli, uno più confuso dell’altro. Come recita quell’ordine del giorno, vogliamo riportare i decreti-legge entro i canoni stabiliti dalla legge.
Il secondo difetto è che noi tutti non riusciamo a legiferare in modo comprensibile. Mi permetterei di dire addirittura che non riusciamo a farlo in modo comprensibile nemmeno per noi addetti ai lavori e non dico tanto per i cittadini, che pure avrebbero diritto a legge chiare, precise e nitide. Anche questo decreto legge, che tra poco diventerà legge, è un groviglio di articoli che rinviano ad altri articoli, di commi che rinviano ad altri commi, di continui rinvii, di continue soppressioni, di integrazioni e rimandi.
Voglio ricordare a noi tutti che è in vigore una legge che ci invita a legiferare in modo chiaro e comprensibile. Certamente con questo decreto-legge non abbiamo raccolto né la lettera, né lo spirito di quella legge che abbiamo approvato.
A questo malvezzo si è aggiunta la proliferazione e la degenerazione degli ordini del giorno: tantissimi ordini del giorno significano nessun ordine del giorno. Qui c’è stato un partito che ha vinto di gran lunga il gran premio degli ordini del giorno e sono stati accolti 50 ordini del giorno in una seduta dell’Assemblea del Senato, quasi quanti gli articoli del provvedimento in esame.
Vanno dunque in archivio i primo 100 giorni del Governo Letta e per un Governo di emergenza quale quello che governa il nostro Paese in questo momento, non emerso da una coalizione omogenea, non si poteva certamente pensare a una partenza a razzo. Il Governo ha agito però con prontezza su alcuni punti caldi della nostra vita economica e sociale: ha ripreso il decreto n. 35 del 2013, sullo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione, ha rifinanziato la cassa integrazione in deroga, ha favorito gli incentivi alle assunzioni, è partito con le riforme, ha rinviato l’IMU e l’IVA in attesa di una riforma più complessiva, per poi arrivare al provvedimento in esame, che quindi si colloca in un contesto ben preciso in ordine alla situazione economica e sociale del Paese.
Come ricordava il relatore, senatore Guerrieri –  a lui e alla relatrice, senatrice Bernini, va il mioapprezzamento per il lavoro che hanno svolto insieme ai Presidenti della I e della V Commissione – ci sono tenui, ma positivi segnali di stabilizzazione della caduta dei consumi, così come ci sono indici economici incoraggianti, soprattutto per quanto riguarda l’Eurozona. Quindi è in atto un «alito di ripresina» ed è dunque questo il punto che ponevano i relatori e che hanno posto la discussione generale e gli interventi di chi mi ha preceduto: queste misure sono necessarie? 
Queste misure sono opportune e, soprattutto, costituiscono una reazione, uno stimolo, un sostegno per cogliere questi segnali di ripresa europea e agganciare ad essa la nostra ripresa?
La risposta del Gruppo Scelta civica per l’Italia è che la sommatoria – spesso confusa e contorta, come ho detto in precedenza – di temi propri e impropri in ordine all’emergenza economica, si muove nella direzione giusta, ma si sarebbe potuto e dovuto fare qualcosa di più. Quello al nostro esame è un provvedimento che contiene delle novità: ci sono infatti delle novità, necessarie e interessanti. C’è anche qualche bruttura, ma si tratta di un provvedimento che pende di più verso la correzione, le limature, gli aggiustamenti, le riparazioni e le integrazioni.
Dunque, per agganciare la ripresa, per agganciare la «ripresina» e ridare spinta all’economia, servono misure di svolta. Io sono convinto, noi siamo convinti, che la crescita non è un problema unilaterale, che essa non dipende solo dal Governo, dalle forze politiche e dalle istituzioni, che hanno una grande responsabilità sia nell’aver portato il Paese in questa situazione, sia nel tentare di togliere il Paese da questa situazione.
Il problema della crescita riguarda tutto, è il prodotto di un concorso di forze, tutte convergenti, per aumentare la competitività del sistema, quindi la politica, il sistema delle imprese, i sindacati, il mondo associativo, la scuola. Ripeto, crescere è un problema al quale tutti debbono aggiungere il proprio mattone, il proprio pezzo di responsabilità, però occorre una forte spinta da parte dello Stato, una forte spinta da parte del Governo.
Con questo provvedimento siamo all’incoraggiamento, siamo alla fase di allenamento, non siamo sui blocchi di partenza, non siamo ancora partiti. Abbiamo bisogno di uno slancio più impegnativo, più incisivo, più risolutivo.
Il Governo, quindi, ha pochi colpi in canna da oggi in avanti; uno di questi è la legge di stabilità, ma non solo. È qui che il Governo deve fare il massimo possibile per le imprese, per sostenere lo sforzo di capitalizzazione, di integrazione, di internazionalizzazione, di ricerca e sviluppo, perché solo dalla maggiore competitività delle imprese possono arrivare la ripresa e il benessere per la nostra nazione.
Voteremo a favore di questo decreto-legge fortemente emendato dai partiti della maggioranza, ma anche aperto al contributo delle opposizioni; ci sono i segni del passaggio, dell’impegno delle opposizioni, e lo vogliamo leggere con l’ottimismo della volontà.
Ho iniziato il mio interventoparlando di omnibus e di centone e termino parlando di omnibus.Non vorremmo più vedere – lo diciamo chiaramente al Governo – provvedimenti variopinti di questo tipo, dove c’è di tutto, in un groviglio, in un intreccio di norme; non lo vogliamo vedere non solo perché è contro quello che noi stessi abbiamo stabilito in una legge, ma perchél’eterogeneità è il contrario di quella politica chiara e riformatrice necessaria per l’ammodernamento del Paese.
Scelta Civica – ma penso l’intero Paese – misurerà la qualità dell’azione del Governo su questitre temi: sulle riforme strutturali, non sugli “accordicchi”, non sugli aggiustamenti; sulla riduzione della pressione fiscale, in modo particolare sul lavoro e sulla produzione; sulla qualità e quantità di revisione della spesa pubblica. Questi sono i cardini, sono gli elementi sui quali misureremo in futuro l’impegno del Governo e di questa maggioranza”.

2 commenti

di | agosto 14, 2013 · 9:24 am

2 risposte a “DL Fare, Marino:”Ha due grandi difetti, ma va letto con «l’ottimismo della volontà»”

  1. Paolo Sguotti

    Per rendere comprensibile quanto si va a legiferare il politico deve dare indirizzi chiari e univoci agli estensori delle norme che devono essere specifiche ed uniche su ciascuno argomento impostando una scaletta di argomenti dal titolo semplice quali: incentivi alle produzioni industriali. accesso al credito delle aziende. Incentivo per l’assunzione di Giovani. Incentivo per assunzione di licenziati ultra cinquantenni. In un periodo di crisi le leggi devono essere chiare e univoche per renderle immediatamente applicabili e contemporaneamente abrogare tutte le norme che possono essere in contrasto e quindi d’ostacolo all’applicazione da parte dei privati che dovendo confrontarsi con burocrati troveranno senz’altro dilazioni nei tempi in quanto i burocrati non si assumeranno responsabilità esecutive nelle more di interpretazioni ed interconnessioni legislative dissonanti o peggio contrastanti. Delegiferare è fondamentale in un paese che voglia essere dinamico

    Non si può garantire tutto e il suo contrario per paura di prendere decisioni, così si ingessa una nazione.

    • auspichiamo che per i prossimi DL vi possa essere maggior dialogo e maggior possibilità di portare modifiche, purtroppo spesso il dialogo ed il sano confronto politico cadono in secondo piano lasciando spazio a favoritismi o dissidi che non permettono alle varie forze del parlamento di fare proposte; scelta civica si batte, noi ci battiamo, per portare avanti le nostre idee di semplificazione e riformismo, per lasciare a chi verrà dopo di noi un paese ricco di opportunità e non in fallimento!

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