Ecco il mio intervento durante la discussione generale sul decreto ILVA

Scelta Civica è favorevole al disegno di conversione in legge del cosiddetto decreto ILVA. È un provvedimento che tenta di trovare un equilibrio avanzato fra problemi ambientali, di salute e di lavoro. Il testo inviato dalla Camera è a nostro avviso condivisibile, e la decisione di non presentare emendamenti – presa dei partiti di maggioranza su richiesta del Governo – viene per così dire attenuata dalla predisposizione di un ordine del giorno, largamente condiviso, che impegna il governo a intervenire tempestivamente su alcune tematiche emerse durante i lavori delle Commissione del Senato, senza snaturare il decreto in oggetto.

Il provvedimento individua nel commissariamento lo strumento più idoneo per superare le inottemperanze AIA in tempi prestabiliti, e nel contempo garantisce che l’attività di impresa mantenga l’occupazione e generi quelle risorse indispensabili perché le inottemperanze AIA possano essere superate.

Il provvedimento si preoccupa anche di garantire che la proprietà dello stabilimento – sospesa per una diversa e migliore gestione – sia comunque tutelata mediante provvedimenti di trasparenza e di garanzia, anche nella redazione del piano industriale.

È importante sottolineare che, se da una parte viene soppressa la figura del garante, dall’altra viene data al commissario un’ampia delega nella capacità di comunicare alle comunità locali e al Parlamento quello che sta avvenendo all’interno dello stabilimento.

Ed è anche importante che il provvedimento istituisca tre esperti sui tre punti critici di questa vicenda: la salute, l’ambiente e l’attività industriale.

Vorrei concludere con due considerazioni di carattere più generale. Nella sua audizione presso le Commissioni Ambiente ed Attività Produttive del Senato, il sub-commissario Ronchi ha sottolineato il profondo significato etico della grandiosa operazione politica ed economica oggi in atto all’ILVA. Se un paese manifatturiero come l’Italia, che consuma ogni anno quasi 30 milioni di tonnellate d’acciaio, rinunciasse a produrre buona parte dell’acciaio di cui ha bisogno, agirebbe in modo ecologicamente irresponsabile, scaricando su altri popoli i rischi ambientali e per la salute connessi a questo tipo di produzione. Dubito che nelle acciaierie dell’Ucraina – il primo paese da cui l’Italia importa acciaio – siano rispettati rigorosi standard ambientali e di sicurezza del lavoro. Esistono fabbriche grandi come l’ILVA che riescono a produrre in modo ecologicamente sostenibile, come ad esempio la grande acciaieria di Duisburg in Germania. Dobbiamo accettare la sfida di farlo anche in Italia. Secondo Scelta Civica, le procedure identificate da questo disegno di legge e gli uomini a cui queste procedure sono state affidate sono una garanzia sufficiente per tentare di vincere la sfida.

Infine, come sottolineerò assieme ad altri colleghi in un ordine del giorno, che ci auguriamo che il governo faccia proprio, la grande attenzione della politica su questi temi dovrebbe tradursi anche nella promozione, da parte del Governo, di studi più rigorosi sul rischio per la salute, rappresentato dai grandi complessi industriali del passato e del presente. Gli studi oggi disponibili non utilizzano in modo intensivo i dati e le tecniche statistiche ed epidemiologiche oggi disponibili. È importante che questo gap venga rapidamente colmato, per garantire un monitoraggio sempre più rigoroso della salute dei cittadini e dei lavoratori.

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