E-cig tax o no tax

Due opinioni sulla proposta di una nuova tassa sulle sigarette elettroniche

La prima è di Alberto Alesina, economista (Corriere della Sera 30 giugno):

Il governo sta meditando di tassare le sigarette elettroniche per
rimandare di tre mesi l’aumento dell’Iva. La pressione fiscale, quindi,
potrebbe salire: la si distribuirebbe solo in modo diverso e, forse,
perverso. Le sigarette elettroniche servono anche ad aiutare chi intende
smettere di fumare, permettendo una riduzione graduale del contenuto di
nicotina. Tassandole, si renderebbe più costoso il tentativo di alcuni di
migliorare il loro stato di salute.

Già che ci siamo, perché non tassiamo anche quei metodi farmaceutici che
aiutano i fumatori a smettere? Sarebbero altri introiti per lo Stato. Ma,
a parte il costo «morale» di una tale politica, si configura anche un
costo economico. Ogni fumatore che non smette perché l’aumento del prezzo
delle sigarette elettroniche lo scoraggia costerà alla sanità pubblica
perché ha una più alta probabilità di ammalarsi.

Come mai, allora, il governo sta esplorando questa strada? Forse
l’esecutivo ha fatto degli studi statistici per simulare gli effetti
diretti e indiretti della maggiore imposta arrivando alla conclusione che
non esistono i costi economici di cui sopra e che non si ritiene
problematico tassare una attività che, almeno in parte, potrebbe
migliorare la salute dei cittadini? Ma di questo studio non c’è traccia.

La terza ipotesi potrebbe essere una pressione delle lobby del tabacco,
cioè di chi vende sigarette «normali». L’ultima ipotesi a me sembra la più
probabile: è un tentativo disperato di trovare qualcosa da tassare che
colpisca una minoranza (fra l’altro appunto una minoranza che andrebbe
protetta) perché si è incapaci di toccare la spesa pubblica per evitare
l’aumento dell’Iva. Questa scelta immagino verrà giustificata con un
pretesto assurdo: dato che sono tassate le sigarette normali, vanno
tassate anche quelle elettroniche. Un criterio di «giustizia» che non ha
senso. Parafrasando don Milani: non vi è nulla di più ingiusto che
trattare due cose diverse nello stesso modo.

Questa tassa sulle sigarette elettroniche dimostra due cose importanti. La
prima è che spesso si prendono decisioni di politica economica senza studi
adeguati per capirne gli effetti indiretti e di lungo periodo oltre a
quelli diretti. Ovvero, più tasse uguale più soldi per lo Stato. La
seconda è che il governo si sta muovendo con un approccio che dimostra
disperazione per reperire qualche soldo «dal fondo del barile» invece che
proporre alla Ue e agli italiani un piano pluriennale di politica fiscale
che permetta di ridurre tasse e spese in modo da favorire la crescita
senza violare di molto i vincoli europei sul deficit. Il governo deve
«volare molto più in alto» della tassa sulle sigarette elettroniche.
PS. Io non fumo quindi non ho alcun interesse personale sulla questione.

La seconda è di Fabrizio Faggiano, illustre epidemiologo, comunicata a me:

reagisco immediatamente ed eventualmente ci dici se dobbiamo approfondire:

1) i benefici superano i danni: solo se si considera il livello individuale,
in particolare del fumatore. A livello di popolazione potrebbe non essere
così. La e-cig è molto attraente per gli exfumatori (fa meno male e costa
meno) che quindi hanno maggiore rischio di ricominciare. I giovani non
fumatori potrebbero essere attratti da questo e dal glamour che sta
acquisendo

2) da un punto di vista di salute, l’errore che sta dietro al ragionamento
che fai, ben riportato dai media in questi giorni, è lo stesso che si fa per
l’accise tradizionale sul tabacco: la tassazione ai fini puramente
economici. Questo ottiene 2 effetti, ambedue controproducenti: i) fa perdere
completamente il ruolo disincentivante per la salute che una tassazione
presentata come politica per la protezione dei fumatori potrebbe avere; ii)
fa arrabbiare i fumatori (anche quelli tradizionali) perché “se la prendono
sempre con noi”. Quindi, a mio parere, è essenziale che l’operazione sia
presentata come politica di disincentivazione del tabagismo in generale e
che, per rinforzare il messaggio, una parte, seppur piccola, della tassa sia
indirizzata a politiche di prevenzione/cessazione del fumo.

3) la più urgente azione da fare oggi sulla e-cig è vietarne l’uso negli
ambienti pubblici e chiusi equiparandola alla sigaretta tradizionale per la
legge Sirchia, in modo da interrompere subito la tendenza alla
normalizzazione del fumo (in generale) negli ambienti dove fino ad ora era
vietato per legge. Questa peraltro è facile, in questo momento ha poca
opposizione.

In conclusione: sarei fortemente favorevole ad una tassazione della e-cig a
condizione che:
– sia inferiore a quella della sigaretta tradizionale (t-cig), per mantenere
coerenza con il rischio (il costo complessivo della e-cig dovrebbe essere
sempre inferiore a quello della t-cig, oggi credo sia 30% inferiore)
– una parte sia devoluta a politiche di prevenzione
– sia presentata come tassazione di un prodotto a rischio e quindi come atto
di protezione della salute dei fumatori
– sia accompagnata dalla decisione di allargare l’ambito della legge Sirchia
alla e-cig.

Sono due opinioni abbastanza diverse, la seconda certamente più articolata
e informata. Entrambe concordano sul fatto di tassare meno la e-cig
rispetto alla t-cig perché, in ogni caso, fa meno male alla salute.
Purtroppo, la proposta del governo va verso una omogeneizzaizone delle
diue tassazioni, e la cosa sembra essere poco giustificata

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