Quasi 10 mila posti di lavoro in più tra gennaio e febbraio. Il veneto riparte.

opportunita-di-lavoro

Cari amici

oggi sul mattino di Padova i primi dati delle assunzioni in veneto.

Il Mattino di Padova_Fiammata di nuovi posti di lavoro

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Primarie: il banco di prova per la sinistra

Cari amici

vi consiglio l’ottimo l’articolo di Claudia Mancina sul “Mattino” di Napoli di ieri

Il banco di prova per la sinistra sulla leadership

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Offendere non è libertà

Delacroix

Cari amici,

vi consiglio questo articolo di Claudio Magris sulla strage di Parigi: “La satira non può cancellare il rispetto per l’uomo. Che diremmo se fossero irrisi i vignettisti di <<Charlie>>?”

Magris_Offendere non è libertà

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Il contenuto del decreto mille proroghe

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Cosa contiene il decreto “mille proroghe”, approvato ieri in via definitiva? Lo dice bene il Senatore Giorgio Santini nella dichiarazione di voto pronunciata ieri alla fine del dibattito al Senato.

SANTINI (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il tema in discussione oggi – il decreto-legge per la proroga dei termini – è stato oggetto di molti interventi fortemente critici in quest’Aula, sui quali credo siano necessarie da parte nostra alcune puntualizzazioni. Si è detto che il decreto-legge proroga termini rappresenta una patologia grave del processo legislativo e amministrativo, per alcuni addirittura fuori dalla Costituzione e che indica una clamorosa incapacità del Governo. Ritengo però che i parlamentari che sostengono questa tesi in parte hanno forse perso la memoria di quando erano in maggioranza – quelli che lo erano – e hanno avallato per anni senza batter ciglio questa pratica, in dimensioni infinitamente maggiori: basta confrontare i dati. Il decreto-legge mille proroghe nasce da una vicenda parlamentare, mi pare del 2009, con un decreto-legge in cui furono inserite ben 2.000 proroghe. I parlamentari entrati in questa legislatura, che hanno formulato critiche ancora più forti, forse non hanno parlato con i loro colleghi alla Camera, i quali invece, pragmaticamente, hanno dimostrato grande interesse ai temi del decreto-legge, partecipando attivamente al lavoro emendativo.
Non si tratta quindi di un decreto-legge inutile, ma di un provvedimento necessario per non interrompere percorsi attuativi di norme, oppure per far fronte – perché non dirlo? – a problematiche nuove che spesso nascono da situazioni di emergenza: pensiamo alle calamità naturali o al tema dei profughi a Lampedusa.
Cari colleghi parlamentari, non si tratta nemmeno solo di un decreto-legge per le esigenze del Governo, che in una presunta deriva autoritaria voglia eliminare il ruolo del Parlamento. Ho consultato gli atti dei lavori alla Camera e risulta che nel decreto-legge originario le proroghe erano 80, mentre altre 82 sono state inserite dalle Commissioni parlamentari, recependo proposte di tutti i Gruppi, che testimoniano chiaramente che i provvedimenti erano necessari e rappresentano soluzioni utili ai problemi del Paese.
Piuttosto va segnalata una problematica nella vicenda specifica di quest’anno: una sproporzione nei tempi di discussione dei decreti legge tra le due Camere, che purtroppo penalizzano il ruolo di uno dei due rami, più frequentemente il Senato. È tempo di adottare la proposta, emersa anche ieri nel lavoro delle Commissioni 1a e 5a, che i Presidenti di Camera e Senato, nell’assegnare i decreti-legge, stabiliscano in modo vincolante un’eguale ripartizione dei tempi. In questo modo è salvaguardata la possibilità di entrambi i rami di discutere le norme con il tempo e le possibilità di interlocuzione necessari.
Nel merito, dunque, il decreto-legge dà soluzioni utili e per molti versi attese ai problemi reali dei cittadini. Ad esempio, con il complesso che riguarda il regime dei minimi e delle partite IVA contenuto nel presente provvedimento abbiamo concesso ai tanti giovani che dalla legge di stabilità risultavano esclusi dal cosiddetto regime del 5 per cento sotto i trentacinque anni di età abbiamo concesso una proroga al 2015 che consentirà loro di poter scegliere di continuare ad usufruire del regime dei minimi al 5 per cento o del nuovo regime dei minimi introdotto dalla legge di stabilità che peraltro, voglio ricordarlo anche al senatore Cioffi (5*), rappresenta per molte altre platee di lavoratori (penso ai lavoratori autonomi del commercio e dell’artigianato) invece un effettivo miglioramento. Quindi è una norma giusta che andava però corretta, come è stato fatto. Con questa norma garantiamo l’alternativa della scelta tra questi regimi e una possibilità in più, quindi, non in meno, ai tanti giovani che potranno beneficiare di questo sistema.
Ha lo stesso obiettivo il blocco della contribuzione INPS (non tassazione, senatore Mandelli) che riguarda i giovani, nella gestione separata dell’INPS, con un costo di 360 milioni di euro di mancate entrate in tre anni, con il blocco totale per il 2015 e parziale per il 2016 e per il 2017. Questo oggi è un costo ma noi riteniamo che possa essere considerato un investimento, utile al Paese e per i tanti giovani che oggi vedono lontana la pensione e che hanno difficoltà anche quotidiane a mantenere attiva la loro partita IVA, che consente loro di lavorare, e quindi vanno aiutati, pur sapendo che questo ridurrà la loro possibilità pensionistica, e quindi bisognerà intervenire ancora in un momento successivo.
Ma è importante parlare anche degli sfratti, come è stato detto. Con il decreto permettiamo a tante persone in difficoltà di ottenere non un generico blocca-sfratti per un termine molto breve di quattro mesi, perché si tratta di persone che avendo già avviato il passaggio da casa a casa e avevano bisogno del tempo necessario per poterlo completare senza rimanere senza prospettive. In questo caso, quindi, l’urgenza è davvero un requisito importante. Il Governo, inoltre, va a completare un quadro che in precedenti provvedimenti aveva garantito, attraverso il sostegno del Fondo nazionale locazioni, ingenti risorse a sostegno degli interventi per i più bisognosi. È quindi una norma che va nella direzione dell’equità e del sostegno.
Infine, gli interventi relativi agli enti locali, alle Province, alle Regioni e alle Città metropolitane – lo sappiamo tutti, perché non dirlo? – riguardano esigenze oggettive segnalate molte volte dall’ANCI, dall’UPI, dalla Conferenza delle Regioni e rispondono alla necessità di superare, anche con limitate deroghe alle norme, situazioni di vera emergenza amministrativa (il dissesto è la parola che più ricorre) e di dare più tempo a percorsi di risanamento.
Ma vi sono norme anche utili alle riforme, ne cito due: prorogare per i Comuni il 100 per cento dei proventi dell’evasione fiscale vuol dire incentivarli a combattere l’evasione fiscale; mantenere le risorse per i centri per l’impiego vuol dire aiutare la riforma del lavoro e la ricollocazione delle persone. Sul piano sociale, anche qui va sottolineato che le proroghe rispondono a forti necessità, come il rifinanziamento della cassa integrazione guadagni, che riguarda tutti, ogni Provincia e ogni Gruppo parlamentare (siamo tutti sollecitati), e la proroga è per i prossimi ventiquattro mesi, che non era purtroppo garantita dal meccanismo legislativo; il rifinanziamento dei contratti di solidarietà per altri 50 milioni di euro; i provvedimenti sull’amianto e anche per i beneficiari degli incentivi al fotovoltaico che ne sarebbero stati sprovvisti in caso di calamità, così come le norme per incentivare fiscalmente – nessuno ne ha parlato – il rientro dei cervelli italiani che sono andati a lavorare all’estero, per necessità e non per scelta.
Abbiamo cercato di dare con questo provvedimento delle risposte alle maggiori necessità sociali, economiche e istituzionali. Tali scelte vanno verso un’Italia più riformista, più equa. Tanti discorsi sentiti oggi di un Paese che tende al disastro, senza guida, sono davvero ingenerosi e sono fuori dalla realtà che vede, casomai, un eccesso di volontà di riforme, che creano quindi anche il problema nel Parlamento. Ma tutto ciò è per ridare una prospettiva a questo Paese, per fare in modo che quelle riforme di cui il Paese ha bisogno finalmente si facciano; non come negli anni passati, in cui erano sempre rimandate.
Noi su questa strada andremo avanti, per cercare di costruire un Paese che dia più forza alla crescita, all’occupazione e alle famiglie. Lo faremo con decisione e con convinzione. Il giudizio su questo provvedimento è positivo, quindi, anche (e voglio qui ricordarlo) per il lavoro del Parlamento (in questo caso solo della Camera, ma sempre di Parlamento si tratta), che lo ha reso migliore, più equo e più efficace. Di conseguenza dichiaro con convinzione il voto favorevole del Partito Democratico alla fiducia posta dal Governo.

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It’s the economy, Stupid!

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Ai tempi di Bill Clinton si diceva “Guarda all’economia, stupido!”. (Il senso era che solo i numeri sulla crescita e l’occupazione avrebbero determinato l’esito delle elezioni).

Pagnoncelli, sul “Corriere” di oggi, mostra quanto sia attuale questo detto.
Speriamo che una rondine faccia primavera, questa volta!

 

Governo Renzi, un anno dopo il consenso ritorna a crescere

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I decreti attuativi del Jobs Act

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Nell’ultima settimana il governo ha trasformato in legge i primi decreti attuativi del Jobs Act. E’ la prima grande riforma del Governo Renzi, per un mercato del lavoro nemico della precarietà. I due articoli allegati spiegano cosa
cambia, dal primo marzo, nel mercato del lavoro italiano.

Regole chiare e meno contributi spingono il tempo indeterminato

L’indennizzo encomino compensa il licenziamento

 

 

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Riflessioni sulla storia, usiamola per imparare!

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*foto: “Crimini di guerra italiani in Jugoslavia”

Fra pochi mesi saranno trascorsi 70 anni dalle stragi naziste che, alla
fine della II guerra mondiale, insanguinarono anche l’Alta Padovana. Per la mia famiglia è un ricordo particolarmente doloroso, perché il fratello diciassettenne di mia mamma, Valentino Fiscon, venne fucilato nella rappresaglia di Santa Giustina in Colle, assieme ad altri ventitre uomini del paese.

Eppure, con buona pace di Renato Miatello, pugnace sindaco leghista di San Giorgio in Bosco, la richiesta di risarcimento danni per le stragi compiute dai militari tedeschi sul suolo italiano non trova giustificazione, se non nel tentativo di farsi un poco di pubblicità
indulgendo nell’abitudine nazionale di usare la storia come arma in
politica. La sua richiesta non tiene conto di quella stessa storia a cui
sembrerebbe far riferimento. Infatti, prima di chiedere i danni allo stato
tedesco per crimini di guerra, il nostro paese dovrebbe forse riflettere sul fatto che della Germania noi eravamo alleati, alleati molto
volenterosi – sebbene non troppo affidabili – e in quanto tali ci siamo
prodigati in eccidi e fucilazioni di massa nei territori da noi occupati,
ad esempio nelle Repubbliche della Ex Jugoslavia e sul nostro stesso
territorio nazionale. Inoltre, anche se Tsipras vuole chiedere solo alla
Germania i danni per la II guerra mondiale, va ricordato che fu l’Italia
ad aggredire la Grecia, nell’ottobre del 1940, e che la Germania fu
costretta a intervenire solo perché i greci ci stavano per sconfiggere.

Alla fine della guerra – onde evitare di dover consegnare i membri delle
nostre forze armate responsabili di feroci rappresaglie – abbiamo persino evitato di chiedere la consegna degli autori delle stragi compiute da SS e Wehrmacht sul nostro territorio nazionale, come testimoniano le vicende dell’armadio della vergogna, rinvenuto solo pochi anni fa.

Quindi, al di là delle considerazioni di diritto, sulla legittimità o meno di una simile azione legale, ci si dovrebbe interrogare piuttosto sulla
strumentalizzazione delle vittime civili che da anni viene portata avanti
da tante parti nella politica italiana, senza la benché minima reale
volontà di approfondire cause e motivi di quel che è successo, certi della propria costante impunità morale.

Dopo 70 anni, sarebbe bene lasciar
parlare la storia e le sue contraddizioni, mettendo da parte il facile risentimento e le improvvide semplificazioni.

Gianpiero Dalla Zuanna, Senatore del Partito Democratico

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