Partito personale o partito di persone?

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Ecco una bella riflessione in vista dell’incontro di questa sera

clikkare sul link sottostante

mancina

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Basta opposizioni strumentali! #italicum

185440667-49c845bb-cf6d-495a-8b90-7dea980476efGli appassionati di sistemi elettorali possono leggere questo articolo,
molto chiaro e completo, di D’Alimonte, sul “Sole” di oggi.

Io voterò per l’Italicum, perché – nella versione emendata al Senato – è
un enorme passo avanti per la governabilità (con il doppio turno, come per
i sindaci) nel rispetto della rappresentanza (soglia al 3% per le liste).
Non mi piacciono le preferenze, ma va ricordato che ci sono per le
elezioni europee, regionali e comunali. L’opposizione all’Italicum di una
minoranza del PD mi sembra un tantino strumentale

dalimonte

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Sulla questione del lavoro nelle carceri

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Cari amici ecco l’intervento che ho fatto in commissione giustizia sulla questione del lavoro in carcere.

14.1.2015

Mentre siamo impegnati in questa riunione di Commissione Giustizia del
Senato, al carcere Due Palazzi di Padova si sta svolgendo un’eclatante
iniziativa di protesta, il cosiddetto “Penultimo pranzo” servito dai
detenuti organizzati dalla cooperativa Giotto, coinvolgendo giornalisti,
esponenti delle istituzioni e volontari che ruotano attorno al mondo del
carcere.

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Rinunciando a rinnovare le convenzioni con le cooperative che coinvolgono
i detenuti per la preparazione dei pasti e riducendo drasticamente i
finanziamenti per il lavoro in carcere, il Ministro della Giustizia fa un
grave errore, per almeno tre motivi:

– I detenuti coinvolti in percorsi di lavoro “vero” in carcere hanno
abbattuto drasticamente i tassi di recidiva, con conseguenti riduzioni dei
danni per la società, riscatto di vita individuale, nonché riduzione delle
spese per le carcerazioni successive;
– Il lavoro “vero” in carcere ha permesso di dare dignità a centinaia di
persone, sottraendole ai ricatti di chi – in carcere – dispone lo stesso
di denaro, permettendo loro di aiutare le famiglie, scandendo le loro
giornate, realizzando insomma – pur nella restrizione della libertà –
l’articolo 1 della Costituzione;
– Infine, il lavoro “vero” in carcere – senza venir meno alle esigenze di
sicurezza per la società e alle funzioni punitive della pena – ne esalta
le funzioni educative e di ricostruzione della persona, minimizzando anche
i rischi di derive massimaliste individuali, che si realizzano anche nel
reclutamento di terroristi integralisti.

Vanno poi considerati tre aspetti, di ordine più generale.

– Da più di dieci anni il lavoro in carcere è attuato in via sperimentale,
e i risultati sono valutati in modo unanime come positivi da giudici di
sorveglianza, operatori carcerari, detenuti. Come è possibile interrompere
qualcosa di sperimentale che ha funzionato? A che serve allora
sperimentare cose nuove?
– I percorsi del lavoro in carcere – organizzati per lo più mediante
convenzioni con cooperative – sono la prova tangibile della possibilità di
collaborazione virtuosa fra lo Stato e il sistema della cooperazione. Ciò
va ribadito anche alla luce delle recenti vicende romane. Se
l’interruzione della sperimentazione prende le mosse da quanto è successo
a Roma, si tratta di un grave errore, perché si tratta di questioni fra
loro disgiunte. Il sistema del lavoro carcerario, sottoposto allo stretto
controllo dell’amministrazione penitenziaria e ministeriale, non è mai
stato toccato da queste vicende giudiziarie. Non dobbiamo gettare via il
bambino con l’acqua sporca!
– Infine, a fronte di investimenti limitati – necessari per rendere
economicamente sostenibile la presenza delle cooperative e di altre
imprese in carcere – si realizzano poi grandi risparmi: abbattendo
innanzitutto le recidive, ma anche rendendo meno oneroso per i Servizi
Sociali dei Comuni seguire i detenuti, iniziando da zero il loro
reinserimento lavorativo.

Chiedo quindi al Ministro di riferire urgentemente a questa Commissione
sulle motivazioni che lo hanno portato a interrompere i percorsi di
sperimentazione delle varie forme di lavoro in Carcere. Chiedo anche al
Governo di rivedere al più presto le sue scelte sul lavoro in carcere,
avviando procedure affinché i percorsi lavorativi dei detenuti vengano –
al contrario – stabilizzati e rafforzati.

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Primi risultati del jobs act

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primi segnali – come spesso accade – sono arrivati dal Veneto, con alcuni industriali (Zuccato in testa, presidente di Confindustria) che hanno iniziato ad assumere a tempo indeterminato, per usufruire degli incentivi della Legge di Stabilità e in vista del Jobs Act. Ora ecco la bella notizia di FCA, che ha deciso di assumere 1.500 nuovi lavoratori a Melfi, dichiarando che, appena pubblicati i nuovi decreti, 1.000 di questi avranno il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Certo, il lavoro non viene creato per legge. Ma le leggi possono aiutare. Dopo tanti anni di tristi colloqui con giovani scoraggiati e massacrati dai continui contrattini precari, vedere finalmente una inversione di tendenza sul lavoro tempo indeterminato sarebbe meraviglioso. Forse le fatiche parlamentari non sono del tutto vane!

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Bisogna combattere l’estremismo

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Una riflessione sul terrorismo islamico del senatore Tonini, che condivido
appieno

“Un brutto risveglio per l’Europa. Per troppo tempo si e’ abituata a
consumare sicurezza ma non a produrla, ha pensato di poter delegare agli
Stati Uniti la propria difesa, anche concedendosi il lusso di prendere le
distanze dalla politica americana quando questa ha commesso degli errori.
Oggi non e’ piu’ possibile, l`Unione europea deve imparare a occuparsi
della sua sicurezza. E deve farlo in fretta. Abbiamo 28 polizie, 28
intelligence, apparati che costano tanto e che fanno tanta fatica a
dialogare tra loro. I risultati sono deludenti”. E’ l’analisi del senatore
Giorgio Tonini, vicepresidente del gruppo del Partito democratico a
Palazzo Madama.

“Siamo in presenza di cellule terroristiche militarmente addestrate-
sottolinea l’esponente Pd- non sono singoli emarginati o mitomani. Ricorda
molto il nostro terrorismo degli anni `70, fatto di persone colte o
comunque indottrinate, non dei disperati ai’ margini della societa’. E
questo ovviamente e’ molto piu’ preoccupante. Oggi la civilta’ arabo
musulmana che pure nella storia ha dato lezioni di tolleranza e
integrazione al mondo cristiano, e’ in mano alla componente estremistica.

Ma noi dobbiamo toglierli da questo dominio. Per riuscirci servono due
cose, la prima e’ una presa di distanza forte da parte della comunita’
musulmana moderata. I terroristi islamici non possono essere fratelli che
sbagliano, come non potevano essere compagni che sbagliano i terroristi
italiani degli anni di piombo. La seconda – conclude il vicepresidente dei
senatori pd – un gran lavoro di polizia e di intelligence per stanare le
cellule e rompere la rete di finanziamento e comunicazione. Proprio come
avvenuto contro il nostro terrorismo”.

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10 cose di cuoi possiamo andare fieri

Made-In-ItalyIn questi giorni cupi, un pizzico di ottimismo non guasta. Per affrontare
le difficili sfide che abbiamo davanti guardando l’Italia anche con occhi
diversi (documento preparato da Ermete Realacci, presidente PD della
Commissione Ambiente della Camera).

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Bisogna isolare il fanatismo e combattere la violenza

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Ecco il testo dell’intervento in Senato, appena svolto da Claudio Martini
– vice-capogruppo del Partito democratico – sul grave attentato di questa
mattina in Francia.

Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, esprimo a nome
del Gruppo del Partito Democratico e penso dell’Assemblea intera il dolore
e lo sgomento di tutti noi per le notizie tragiche e sconvolgenti che
giungono da Parigi.

Abbiamo assistito ad un attacco terroristico violento, condotto da tre
uomini incappucciati ed armati di fucili e lanciarazzi contro la sede del
giornale satirico «Charlie Hebdo». Essi hanno fatto irruzione e sparato a
giornalisti e disegnatori e poi ai poliziotti che cercavano di bloccarli.

Il conto delle vittime è altissimo: ad ora si parla di 12 morti, tra i
quali il direttore del settimanale Charbonnier, i tre più importanti
vignettisti, conosciuti in tutto il mondo, Cabut, Tignous e Wolinski, e
l’economista Bernard Maris, che era uno dei collaboratori di «Charlie
Hebdo». Vi sono 20 feriti di cui cinque gravi, tra la vita e la morte.

La matrice più probabile è quella terroristica, proveniente da gruppi
estremisti islamici. Lo direbbero le testimonianze, secondo le quali
durante l’assalto sono state pronunciate e urlate le parole «Vendicheremo
il Profeta!» e «Allah è grande!».

Al di là dell’aggiornamento sulle informazioni si tratta di una strage
gravissima, che può avvelenare ulteriormente un clima di tensione che non
si allenta. Oggi anche ad Istanbul abbiamo assistito ad un altro episodio
gravissimo.

Esprimiamo cordoglio, solidarietà e condanna assoluti, vicinanza alle
famiglie, ai colleghi di lavoro di «Charlie Hebdo», alle istituzioni ed al
popolo francese.

Abbiamo letto l’annuncio di riunioni urgenti del Comitato di analisi
strategica promosse dal nostro Governo. Crediamo giusto e necessario far
scattare anche in Italia tutte le misure di vigilanza e di intelligence e
chiediamo che il ministro Gentiloni venga quanto prima alle Camere, a
riferire sui fatti e sulle iniziative dell’Italia e dell’Europa contro il
terrorismo internazionale.

Per una strage di questo tipo, la più grave in Francia da oltre
cinquant’anni, non ci sono ovviamente motivazioni plausibili. Non è
accettabile, non è tollerabile che tale barbarie sia scatenata in nome
dell’indignazione di fronte alla satira giornalistica. La libertà di
stampa e anche di satira è una delle colonne portanti del sistema
democratico, uno dei suoi valori base. Charlie Hebdo era già stato oggetto
di minacce e di attacchi, era protetto e il presidente Hollande ha detto:
«Altri attacchi sono stati sventati».

Tutto ciò è dunque per tutti noi, per le istituzioni democratiche italiane
ed europee, un fortissimo richiamo alla lotta intransigente ed
intelligente contro il terrorismo, fatta di tutte le misure di sicurezza,
di protezione e di prevenzione necessarie e fatta anche di una politica
estera di difesa e di cooperazione più ambiziosa, più efficace, più
unitaria e coerente.

Concludo, signor Presidente, dicendo che occorre isolare il fanatismo
all’interno del contesto culturale che lo produce. Se la matrice è
islamica, bisogna lavorare per separare i terroristi dalle grandi masse di
uomini e donne musulmani che in tanti Paesi stanno cercando la strada per
un nuovo sviluppo ed una nuova civiltà democratica.

Serviranno dunque energia ed intelligenza, inflessibilità con i violenti e
capacità di dialogo superiori nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Anche
qui servirà più politica, di largo e lungimirante respiro, e più Europa.
Non è una questione dei francesi, a cui ci cingiamo con grande
solidarietà: è una sfida che dobbiamo vincere tutti insieme.

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