Renzi a Vivenza 

 
Domani Giovedì alle 11:30 al teatro comunale di Vicenza arriva MATTEO RENZI per ALESSANDRA MORETTI! Partecipa iscrivendoti a https://goo.gl/wuVPse 

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Petrolio, che cosa ci aspetta?

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Cari amici,

vi allego il testo della Relazione svolta dal Professor  Leonardo Maugeri in occasione della Conferenza  su  “Petrolio, cosa ci aspetta?”,  promossa dal Gruppo PD del Senato.

Petrolio, cosa ci aspetta?

Buona serata e buon inizio di Settimana

 

 

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Resoconto incontro con ing. Veronese – Direttore Consorzio di Bonifica Bacchiglione.

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Lunedi 4 maggio u.s. ho incontrato nella sede di Via Vescovado a Padova il direttore del Consorzio di Bonifica Bacchiglione, ing. Veronese.

Una chiacchierata per capire meglio come, a partire dall’assetto idrogeologico di un territorio, si interfacciano i vari Enti e quali competenze hanno nella salvaguardia dello stesso.

Il Consorzio di Bonifica “è un ente pubblico economico, istituito dalla Regione Veneto e  amministrato direttamente dai suoi consorziati con compiti di progettazione e gestione di interventi pubblici per la salvaguardia idraulica del territorio dell’ambiente”.

Nasce con il preciso scopo di allontanare le acque (da qui il termine “bonifica”) e ancora oggi mantiene questo obbiettivo; ma nel tempo i suoi compiti si sono allargati: dalla sicurezza idraulica, alla disponibilità di acqua per l’agricoltura, alla tutela della qualità delle acque, alla’ambiente per arrivare fino a compiti di protezione civile. Difatto l’entrata in vigore della legge 12/2009 “Nuove norme per la bonifica e la tutela del territorio” rafforza il ruolo del Consorzio di Bonifica.

Nel Veneto, a seguito dell’entrata in vigore della Legge 12/2009, i Consorzi di Bonifica da 20 sono passati a 10. In stretta sinergia con la Regione Veneto, alla quale è demandata la competenza sui fiumi (nel caso di corsi d’acqua che attraversano più Regioni è stata creata l’Autorità Interregionale) svolgono un ruolo importante e delicato allo stesso tempo: definiscono progetti e partecipano in prima persona alla loro realizzazione.

Nel caso specifico le competenze del Consorzio di Bonifica Bacchiglione vanno dai Colli Euganei alla laguna di Venezia in un territorio di quasi 60.000 ha, compreso fra il fiume Brenta e il fiume Bacchiglione, a cui sovraintendono 39 Comuni delle province di Padova e Venezia.

La manutenzione e il telecontrollo delle opere in gestione, i piani delle acque, l’aggiornamento costante della banca dati catastale per la riscossione dei contributi consortili sono le principali attività che quotidianamente vengono svolte dal Consorzio.

Importantissima è stata in questi ultimi anni l’attività di ripristino a seguito degli eventi alluvionali del novembre 2010: nel merito, il Consorzio ha anticipato moltissime risorse economiche che in parte sta ancora aspettando di incassare dalla Regione Veneto.

A mia precisa domanda circa la nuova fase progettuale dell’Idrovia Padova-Mare, il Consorzio la vede come un’opportunità, soprattutto ora che è stato autorizzato dalla Regione Veneto a gestire la prima parte della stessa – dalla Z.I. di Padova a Vigonovo. Questo tratto, che praticamente è un “invaso” di ca 1.000.000 di mc, può essere gestito come sfogo per i deflussi per una vasta area non solo della Z.I. e come riserva di acqua per l’irrigazione (la Regione Veneto ha già assegnato al Consorzio un finanziamento di 400.000 euro per un progetto pilota nella zona dei vivai di Saonara con utilizzo di acqua proveniente dall’Idrovia).

Altro importante intervento con finanziamenti pubblici in fase di realizzazione è lo “scolmatore di piena Limenella-Fossetta per la difesa idraulica della zona di Padova nord”; l’opera consentirà di sottrarre in piena un portata di 4,8 m3/s dal collettore Limenella per sversarla in Brenta mettendo in sicurezza idraulica tutta la zona dell’Arcella.

L’intervento è stato definitivamente approvato in Aprile 2014; i lavori sono iniziati alla fine di luglio 2014 e termineranno in due anni. Il finanziamento previsto è di 18.500.000,00 euro e vede la collaborazione economica di Regione Veneto, Comune di Padova, Consorzio di Bonifica Bacchiglione e l’Accordo Regione-Ministero Ambiente.

L’incontro ha evidenziato l’estrema importanza che le attività di tutela del territorio dal punto di vista idraulico siano svolte in sinergia, ma ciò non solo tra Enti; perché se è vero che la competenza sui fiumi è della Regione Veneto, che quella sui canali è del Consorzio di Bonifica è altrettanto vero che ai Comuni e ai privati (cioè noi cittadini) è affidata la gestione rispettivamente delle fognature bianche e dei fossi. Il tema della salvaguardia del territorio pertanto coinvolge tutti, noi in primis. Ricordiamocelo.

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Emergenza profughi: tra solidarietà e rigetto 

 

L’emergenza profughi genera – nello stesso tempo – gare di solidarietà e
crisi di rigetto. Nel trattare questi temi, credo si debba sempre partire
dal principio di umanità: molto semplicemente, ogni uomo è mio fratello,
specialmente se ha vissuto anni di sofferenza e di privazioni. Per questo
venerdì parteciperò con convinzione alla marcia promossa da Padova
Accoglie.

Tuttavia, il sistema di accoglienza va profondamente rivisto. Sottolineo
solo un punto: le procedure per accettare o respingere le domande d’asilo
sono inadeguate, con lungaggini incomprensibili e tempi intollerabili. Un
giovane africano appena sbarcato – all’inizio dell’ottobre 2014 – denunciò
gli scafisti, facendoli arrestare. Secondo la legge, chi denuncia ha
diritto alla protezione speciale. Tuttavia, incomprensibilmente, questo
diritto scatta solo dopo che si sono espletate tutte le procedure normali
di richiesta ed eventuale concessione d’asilo. Di conseguenza, questo
giovane – cui prima o poi verrà certamente riconosciuto il diritto d’asilo
– continua a essere parcheggiato in una comunità in provincia di Padova:
se tutto filerà liscio, la procedura sarà forse completata nel 2015: mesi
e mesi persi, a spese dell’Italia e della sua vita. Lo stesso accade ad
altri due giovani della stessa comunità, che soffrono di gravi malattie
(non contagiose…), incurabili nel loro paese d’origine: per legge, hanno
diritto alla protezione per motivi sanitari (perché se tornassero a casa
certamente morirebbero), ma intanto debbono seguire le procedure
normali… Anche per loro, esito scontato, ma mesi e mesi di inutile
attesa.

Inoltre, le comunità di accoglienza – che pure stanno svolgendo un’opera
meritoria, affrontando problematiche di ogni genere – non sono però sempre
attrezzate per fornire ai profughi assistenza legale per le procedure di
riconoscimento dello status di rifugiato, così che i profughi non sono
sempre in grado di far valere le loro ragioni. Insomma, ogni richiedente
asilo dovrebbe essere “preso in carico” così da determinare presto e bene
la sua situazione. Questo purtroppo spesso non avviene.

In sintesi, la burocrazia non si è adeguata a un mondo che è rapidamente
cambiato. Valgono meccanismi che (forse) potevano funzionare quando
in Italia i richiedenti asilo erano meno di 10 mila l’anno, ma che sono
assolutamente inadeguati con numeri dieci volte maggiori. Questo grave
problema porta a intasare i centri di accoglienza, perché continuano ad
arrivare nuove persone senza che gli arrivi dei mesi precedenti trovino –
come potrebbero e dovrebbero – rapida soluzione. Così, i cittadini
italiani vedono gli stessi giovanotti andare e venire nella stessa
comunità per mesi e mesi: li ritengono dei perdigiorno e dei mangiapane a
ufo, senza rendersi conto che, in realtà, sono loro le prime vittime di una
burocrazia farraginosa e insensata. Fino a quando il problema della Libia
non verrà risolto o almeno contenuto, in Italia continueranno ad arrivare
ogni anno decine di migliaia di richiedenti asilo. Dobbiamo costruire iter
rapidi e realistici per valutare le loro richieste. Altrimenti, loro
resteranno a lungo in un limbo indefinito, mentre gli italiani matureranno
– in misura sempre maggiore – sentimenti negativi nei loro confronti.

Sen. Gianpiero Dalla Zuanna – Partito Democratico

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Inaugurazione anno portuale a Venezia

Qualche giorno fa sono stato all’inaugurazione dell’anno portuale a Venezia.

Vi riporto in breve quanto detto da Paolo Costa, presidente del Porto.

Il porto di Venezia è con Marghera un nodo cruciale per tutto il Veneto per accompagnare e accelerare la ripresa economica. E’ importante che Porto e industria vadano a braccetto cercando e sfruttando le sinergie che ci sono. Marghera sta diventando una grande occasione di rilocalizzazione produttiva; tutto questo sarà possibile se verranno eliminati alcuni impedimenti, non solo a Venezia ma anche a Roma.

Oggi il porto di Marghera conta 13560 addetti in 1034 aziende. Ma siamo di fronte a una confusione strategica.

porto futuro

Ritengo che sia sacrosanta la decisione di mantenere Marghera come grande area industriale e di logistica, bonificando il territorio, rinunciando all’improbabile idea di area di divertimento. Il “pubblico” deve creare le occasioni affinché la convenienza del “privato” si concretizzi in iniziative che vanno in direzione del bene pubblico. Ora il momento è straordinariamente propizio.

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Questa è la nuova via della seta. Il percorso più breve fra estremo oriente ed Europa passa per l’adriatico e in particolare per venezia. Tre giorni di navigazione in meno rispetto a Rotterdam, con tempi inferiori per raggiungere la Baviera e altre regioni tedesche. Venezia, rispetto ai porti europei, ha le condizioni più favorevoli di centralità globale, mettendo assieme geografia, logistica e industria.

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Per Paolo Costa sono 4 i tappi da togliere per lo sviluppo del porto:

  1. Costruzione Conca di Malamocco;
  2. Togliere vincoli amministrativi;
  3. Sviluppo del porto off-shore, dove si chiede allo stato solo 700 milioni, mettendo 1.4 miliardi trovati da privati, chiedendo al governo di mettere i soldi solo dopo che i 1.4 sono assicurati;
  4. Crociere: noi abbiamo fatto la nostra proposta, vagliando ogni alternativa. A noi sembra che il Contorta sia la soluzione migliore. Il governo decida.

In conclusione anche questa è un ottima occasione per investire del tempo e dei denari per creare opportunità di lavoro per la città di Venezia e mettere la stessa al centro degli scambia commerciali tra Oriente ed Europa.

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Quale valore attribuire alla valutazione della didattica universitaria?

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Gentilissimi,

a nome del prof. Felisatti, vi invio la locandina dell’evento PRODID “Quale
valore attribuire alla valutazione della didattica universitaria?
L’esperienza e la ricerca nell’Ateneo patavino”, organizzato per il  22
maggio p.v in Archivio Antico, Palazzo Bo.
Come sapete, il convegno intende presentare gli esiti dell’attività di
studio e analisi svolta dall’Unità di Ricerca 3, che ringrazio, con
particolare riferimento alle procedure e agli strumenti adottati
nell’Ateneo per la valutazione della didattica da parte degli studenti,
allo scopo di comprendere il valore da attribuire ai risultati valutativi.

Il programma è stato approvato nella riunione PRODID di ieri, di cui
seguirà a breve il verbale, e verrà a stretto giro diffuso con i canali di
Ateneo.

Un saluto molto cordiale e grazie a tutti per la collaborazione

Qui la locandina

La valutazione della didattica_ 22 maggio

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La carta di Milano 

  

I no-global contestano EXPO 2015 senza accorgersi che, paradossalmente, le
loro posizioni sono in larga parte condivise nella “carta di Milano”
lanciata in concomitanza con l’esposizione – ma per la liberazione del
mondo dalla fame fa di più proprio la globalizzazione di quanto facciano
le loro manifestazioni. Secondo i calcoli dell’ONU e della FAO, negli
ultimi 50 anni la popolazione è raddoppiata, mentre la produzione del cibo
è triplicata. Nello stesso tempo, le carestie si sono diradate. È proprio
la globalizzazione che ha reso possibile questi straordinari successi.

Questi concetti sono espressi in forma molto radicale nell’editoriale di
Alberto Mingardi – giovane ricercatore e imprenditore di orientamento
liberista – pubblicato su La Stampa del 1° maggio 2015.

C’è chi dice no: anche se non sa tanto bene a che cosa. Il caso dell’Expo
è interessante. Appena incominciato, ha già trovato i suoi contestatori. I
quali, se li si prende sul serio, pare abbiano in mente un altro modello
di sviluppo: che finisce per essere proprio lo stesso che hanno in mente i
sostenitori dell’Expo.

Questi ultimi hanno tarato la loro «Carta di Milano» su un concetto
studiatamente opaco: quello di «sostenibilità». La parola suona bene ma
più o meno significa: cari signori dei Paesi in via di sviluppo,
sviluppatevi, ma per favore né troppo né troppo in fretta. Per gli
estensori della «Carta di Milano», il cibo è una risorsa scarsa. Dedicano
grande attenzione al tema dello spreco, nella convinzione che una migliore
direzione della produzione possa evitarlo e meglio avvicinare prodotti
alimentari e bocche da sfamare.

È questo che ci insegna la nostra storia?

Nel ventesimo secolo, il problema della penuria di cibo ha smesso di
essere la prima preoccupazione di buona parte dell’umanità. La crescita
della popolazione aveva suscitato le più fosche profezie. Nel suo «Un
ottimista razionale» (Codice edizioni), Matt Ridley ricorda che l’agronomo
e ambientalista Lester Brown ha vaticinato che la produzione agricola non
potesse tenere il passo della domanda nel 1974, nel 1984, nel 1989, nel
1994 e ancora nel 2007. E invece siamo ancora qua.

La verità è che gli ultimi cent’anni di storia sono stati uno
straordinario successo, nella lotta alla fame, del quale non ci vantiamo
solo perché non c’è nessuno che alzi la mano per rivendicarne il merito.
Non è questione del modo in cui sono tagliate le fette: è che la torta si
è allargata. Ciò non è avvenuto sotto la direzione di un apposito
dipartimento del ministero dell’Industria, ma semplicemente in risposta
alla domanda di mercato.

Nella nostra parte di mondo, abbiamo vissuto un progresso senza
precedenti. Progresso nei trasporti, che hanno reso possibile, per
esempio, che il pesce non sia più un alimento «a chilometro zero», nel
senso di consumabile soltanto da chi vive nei pressi del mare. Progresso
nella produzione agricola, a cominciare dallo sviluppo dei fertilizzanti.
Progresso nel trattamento dei cibi, a partire dalla pastorizzazione del
latte e dalla diffusione di ingredienti a basso contenuto di grassi.
Progresso nella conservazione degli alimenti: il frigorifero si diffonde
negli anni Cinquanta. Conservare la carne è stato un incubo per la più
parte della storia umana, ora è una banalità.

Oggi abbiamo una dieta incredibilmente più varia di quella dei nostri
nonni: e, a differenza loro, spendiamo per mangiare all’incirca il 15% del
nostro reddito e non quasi la metà.

Tutto questo lo diamo per scontato, ma così non possono fare gli emissari
dei Paesi in via di sviluppo che visiteranno Expo. Costoro saranno accolti
da alti proclami per garantire il «diritto al cibo» (non è chiaro a spese
di chi) e una «sovranità alimentare» che allude a un mondo di frontiere
chiuse. A loro le frontiere servirebbero aperte: per trovare mercati di
sbocco per i loro prodotti, arricchirsi e avere, quindi, più cibo (e tanto
altro) a loro disposizione. Per imparare, insomma, da quanto di buono
abbiamo saputo fare. Che non è necessariamente quel che troveranno nei
nostri sermoni.


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