Superare i campi rom: si può fare!

campi-rom-Napoli

Cari amici

E’ questo il titolo e la conclusione di un convegno che si è tenuto in
Senato e ha messo a confronto esperienze diverse in corso di attuazione in
varie parti d’Italia. Sulla necessità di chiudere i cosiddetti “campi
nomadi” vi è ormai un largo consenso; molto meno condivise sono invece le
soluzioni abitative praticabili, quelle che una bieca propaganda di
matrice razzista riduce allo slogan “mandiamoli a casa loro” (ma quale
casa, poi, se circa la metà dei Rom, Sinti e Caminanti presenti in Italia
ha cittadinanza italiana e un’altra quota consistente ha diritto di libera
circolazione in quanto proveniente da paesi comunitari?). La politica dei
campi rom, per la quale l’Italia è stata più volte condannata dalle
istituzioni internazionali di difesa dei diritti umani, ha prodotto di
fatto luoghi di emarginazione e degrado in cui, comunque la si pensi, le
condizioni di vita sono inaccettabili.

Eppure numerosi interventi alternativi di housing sociale
(dall’auto costruzione o recupero di immobili alla micro-area, dall’affitto
agevolato all’inserimento nelle graduatorie di accesso all’edilizia
popolare pubblica, ecc.) sono stati già da tempo efficacemente
sperimentati, lontano dai riflettori dei media, in diversi territori
italiani.

I tentativi di superamento presentati al convegno tracciano uno scenario
incoraggiante rispetto alla possibilità di affrontare pragmaticamente la
spinosa questione, allontanandosi da inutili prese di posizione
ideologiche. Ad esempio, come illustrato dall’assessore alla sicurezza
Marco Granelli, nel comune di Milano, in discontinuità con
l’amministrazione precedente, la pratica degli sgomberi è accompagnata
dall’offerta di una sistemazione provvisoria presso i CES (Centri di
Emergenza Sociale) e, una volta concordato con i diretti interessati un
percorso di inclusione socio-lavorativa, dall’eventuale ingresso in
seconda accoglienza in un CAA  (Centro di Autonomia Abitativa).

Per il sindaco di Alghero Mario Bruno, lo smantellamento del campo che
sorgeva presso l’aeroporto è un percorso graduale, possibile solo grazie
alla costruzione di un rapporto di fiducia e collaborazione tra
istituzioni, associazionismo, famiglie rom e proprietari di case. In tale
processo, un passo preliminare fondamentale è stato però quello di
spiegare con franchezza alla cittadinanza e, in particolare, alle famiglie
di Alghero senza casa, perché è necessario attuare politiche a favore di
tale popolazione e come gli effetti dell’inclusione sociale si riversano
poi sull’intera collettività. Certamente è molto più semplice agire su
piccoli numeri ma il tentativo di superamento delle aree sosta nel comune
di Bologna e la stessa esperienza di Milano mostrano la via
dell’integrazione è percorribile anche nei grandi contesti urbani.

Ricette preconfezionate “vincenti” non sono disponibili ma alcune
indicazioni generali possono essere utili a una riflessione sul tema.
Innanzitutto, è necessario pianificare soluzioni “personalizzate” che
tengano conto delle specifiche caratteristiche delle famiglie target,
nonché dei loro fabbisogni, prospettive e risorse. Inoltre, il progetto di
inclusione sociale non può essere “calato dall’alto” ma deve essere
costruito insieme ai beneficiari. Ciò comporta un complicato processo di
mediazione dei conflitti, compromesso tra aspettative divergenti e impegno
reciproco.

Altra indicazione chiave per i decisori pubblici è quella di abbandonare
la logica degli interventi settoriali e adottare un’ottica di welfare
integrato, come chiaramente suggerito dalla Strategia nazionale
d’inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, basata sulle quattro priorità
istruzione, lavoro, salute e abitazione. Del resto, è del tutto evidente
che non è pensabile mantenere una casa senza avere un reddito e che le
politiche di sostegno all’affitto, ad esempio, sono destinate a fallire se
non accompagnate da interventi di inserimento nel mercato del lavoro.
Sullo sfondo, comunque, resta la necessità di dare continuità strutturale
ai finanziamenti, in modo da avviare programmazioni di medio-lungo periodo
(basti pensare che molti recenti interventi sono stati effettuati
attraverso i fondi stanziati da Maroni).

In ogni caso, politiche abitative oculate dovrebbero cercare di
distribuire i Rom su tutto il territorio comunale evitando la
concentrazione in specifiche aree o quartieri. Ciò tuttavia apre la
controversa questione tra tutela della specificità culturale e rischio di
ghettizzazione. In altri termini, come non incorrere nel pericolo della
segregazione quanto la richiesta di ricollocazione abitativa riguarda
nuclei familiari allargati che, nel rispetto della tradizione, possono
comprendere decine di persone?
Superare i “campi nomadi” (che, a dispetto della loro genesi come aree di
sosta, ospitano ormai da tempo comunità perlopiù stanziali a cui è
precluso l’accesso ai più elementari servizi) è dunque non solo possibile
ma doveroso e urgente. Le parole chiave sono accompagnamento,
partecipazione e governance comune tra i diversi soggetti interessati.
Come mostrano le esperienze in corso, si tratta di un percorso faticoso,
lastricato di piccoli successi ma anche di arretramenti e delusioni che è
necessario ridiscutere e problematizzare. Politiche sociali lungimiranti
non possono esimersi da un cambio netto in tale direzione se intendono
realmente perseguire il benessere della collettività – e non il mero
consenso elettorale.

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Il porto off-shore di Venezia

PortoOffShoreVE

Cari amici

Un altro passo verso la realizzazione del porto off shore di Venezia.
Perché tutti i porti dell’Alto Adriatico possano diventare centrali nel
futuro traffico delle mega navi porta container. Oggi, tutti assieme – da
Ravenna a Fiume – non arrivano a movimentare 2 milioni di container,
quando Rotterdam, da sola, ne movimenta 12 milioni.

Ecco quanto ho ricevuto …
“….sperando di fare cosa gradita, su indicazione del Presidente della Scrivente
Autorità, prof. Paolo Costa, si inviano alla Sua cortese attenzione gli
articoli di cui all’oggetto nei quali si dà notizia del recente ulteriore
supporto dato dall’Unione Europea al progetto di sviluppo Offshore – Onshore
del Porto di Venezia, con il finanziamento del cuore tecnologico del
sistema.
La Commissione Europea infatti ha deciso di cofinanziare il prototipo della
cd “Mama Vessel”, la nave appositamente disegnata sfruttando la tecnologia
usata nei sommergibili, che permette di creare un nastro trasportatore
continuo tra la piattaforma offshore e le diverse destinazioni a terra
(Marghera, Porto Levante, Chioggia e Mantova), raggiungendo performance di
esercizio in linea con i più avanzati terminal al mondo e al contempo
rispettando l’ambiente della laguna di Venezia (pescaggio massimo in
navigazione 4,5 metri e propulsione a Gas Naturale Liquefatto).”

Bruxell spinge il terminal off shore

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La lezione dal veneto per Renzi

matteo-renzi-apre-la-campagna-elettorale-a-veronaCari tutti, questa bella ricerca di Segatti mostra come in Veneto il PD non ha perso a causa dell’emorragia di voti a sinistra, come una lettura affrettata poteva suggerire, ma perché non ha comunicato in modo efficace la forza delle riforme del Governo Renzi (in particolare Jobs Act e Buona Scuola) e perché non ha affrontato né tanto-meno ha comunicato in modo
efficace un’adeguata strategia per affrontare l’afflusso dei profughi.
Segatti conclude dicendo che i voti si possono riacquistare, ma per farlo bisogna modificare radicalmente la presenza del partito fra la gente.

Perchè il PD ha perso 500 mila voti in veneto

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Facebook 

  
Non si bruciano mobili in strada e non si cavalca la protesta insultando l’Africa. Ma ammassare 100 persone richiedenti asilo in un falansterio è un’enorme sciocchezza. Come è sbagliato fare tendopoli. Dove i profughi sono sparpagliati, dove si creano occasioni di lavoro e di incontro con gli italiani, le cose cambiano in meglio!

16/07  

Dal “mattino di Padova” di oggi: Dalla settimana prossima qualche decina di profughi ospiti a Este si riverserà sulla strade per sfalciare l’erba, sistemare i marciapiedi e provvedere a semplici manutenzioni. «È il modo migliore per ricambiare l’ospitalità che la città sta dando a queste persone», spiega il sindaco Giancarlo Piva (PD), che nel consiglio comunale di martedì ha annunciato il nuovo progetto di “lavoro volontario” pensato per i 49 migranti ospitati ad Este. ll progetto: «Le due cooperative hanno espresso al Comune la volontà di impegnare i loro migranti in attività di pubblica utilità» ha spiegato Piva «È stato quindi individuato un elenco di attività, che noi abbiamo chiamato “piccoli lavoretti”, in cui impegnare queste persone a titolo gratuito». Si parla di mansioni in cui non serve una grande preparazione, come lo sfalcio delle erbe infestanti nelle piste ciclabili o la pulizia dei marciapiedi, e che vedrà impegnati i profughi – divisi in gruppetti di quattro persone – inizialmente per due mattine alla settimana. I migranti coinvolti dovranno frequentare un corso sulla sicurezza (16 ore), il cui costo sarà sostenuto dalle coop, che pagheranno anche la copertura assicurativa e il personale da affiancare ai lavoratori. «I migranti lavoreranno tecnicamente “in qualità di volontari”, una figura inquadrata dalla legge che permette di impiegare i lavoratori senza troppe incombenze burocratiche» confermano da Ecofficina «L’adesione al progetto sarà su base volontaria, dunque non sarà imposto a nessuno di lavorare: in base a un primo sondaggio la quasi totalità dei profughi di Este accetterà di assumersi l’impegno». L’iniziativa illustrata da Piva ha trovato buona accoglienza dal Pdl, che attraverso il consigliere Sergio Gobbo ha ribadito l’importanza di vedere ricambiata l’ospitalità. 

Perché il comune di Padova non fa lo stesso? Tutta la città è piena di erbacce, che il Comune non rimuove. Ma forse al Sindaco non piace l’idea che i profughi vogliano rendersi utili…

15/07

  
La buona notizia è che – dopo alcuni anni di crescita ininterrotta – la proporzione di poveri in Italia non è aumentato nel corso del 2014. Quella cattiva è che i livelli più elevati di povertà assoluta (incapacità di far fronte alle spese fondamentali) si osservano per le famiglie con cinque o più componenti (16%), soprattutto se coppie con tre o più figli (16%) e famiglie di altra tipologia, con membri aggregati (12%). L’incidenza sale al 19% se in famiglia ci sono almeno tre figli minori e scende nelle famiglie di e con anziani (4% tra le famiglie con almeno due anziani). E’ urgentissimo un intervento legislativo perequativo a favore dei più poveri, in particolare dei bambini con più fratelli.

  
Ottima notizia: la Commissione Europea ha finanziato con 3.4 milioni di euro l’installazione di quattro nuove gru elettriche all’Interporto di Padova, dopo una selezione altamente competitiva fra gli operatori logistici europei. Queste nuove quattro gru permetteranno di risparmiare ogni anno quasi 500 mila litri di gasolio con un taglio di emissioni di più di 1.000 tonnellate di CO2. Le gru elettriche a ponte – alimentate dal grande impianto fotovoltaico sito sui tetti dei magazzini dell’interporto – permetteranno un sostanziale abbattimento dei costi e dei tempi di carico e scarico e un miglioramento sostanziale della sicurezza dei lavoratori. Complimenti al gruppo dirigente dell’Interporto e a tutti i lavoratori, che in questi anni, silenziosamente e con tenacia, malgrado le difficoltà della crisi, hanno sviluppato questa eccellenza padovana e italiana. Avanti ora con l’integrazione dell’interporto nel sistema logistico veneto ed europeo, sviluppando anche sinergie con il porto di Venezia.

14/07

  
(9Colonne) Roma, 14 lug – “Decretare immediatamente lo stato di calamita’ per la Riviera del Brenta, colpita dalla violentissima tromba d’aria che l’8 luglio ha causato un morto, 92 feriti, danni a 500 immobili tra cui due ville storiche, la chiusura di 15 aziende e oltre 100 milioni di danni. E’ una tragedia di cui i media nazionali hanno parlato poco, ma per il Veneto e’ stato un colpo durissimo”. E’ quanto chiedono i senatori del Pd eletti in Veneto Laura Puppato, Giorgio Santini, Gianpiero Dalla Zuanna, Rosanna Filippin e Felice Casson, con una interrogazione rivolta al Presidente del Consgilio Matteo Renzi. “Nell’interrogazione – continuano i senatori dem veneti – chiediamo anche una deroga al patto di stabilita’ per i Comuni colpiti, soprattutto Dolo, Mira e Pianiga, per gli interventi di ricostruzione delle infrastrutture e degli edifici pubblici e l’immediata sospensione dell’Imu e della Tasi sugli edifici non utilizzabili. Chiediamo inoltre il rifinanziamento del fondo per le vittime delle calamita’ naturali, istituito nel 2010, per assicurare i risarcimenti in casi tragici come questo”.

  
Aspettiamo di vedere il finale della vicenda Grecia. Ma questa mattina si comprendono bene tre cose: 1. L’Europa deve darsi una regola sovranazionale, con cessione di sovranità, per la gestione di questo tipo di crisi: il tira e molla continuo fra governi, parlamenti e istituzioni comunitarie è una parodia della democrazia, peggio di decidere – in Italia – chi deve pulire un fossato: regione, provincia, comune, consorzio, genio civile, e chi più ne ha più ne metta. Altrimenti prima o poi l’euro salterà, senza una vera autorità di supporto; 2. La Grecia è strategicamente troppo importante per lasciarla andare alla deriva: vera portaerei (non solo in senso figurato) che si incunea in mezzo a svariate potenziali o reali aree di crisi e di produzione di gas e petrolio: Russia, Caucaso, medio oriente, Nord Africa, Ucraina: tutto a meno di un ora di volo dalle grandi base aeree americane greche e a poche ore di navigazione dai porti greci, dove attraccano regolarmente le navi e i sottomarini della flotta USA e della NATO. Economie forti, come la Germania, ma non supportate da una seria forza militare, alla fine devono fare ciò che dicono gli USA (i veri padroni del FMI e della Banca Mondiale), che ancora oggi hanno metà della spesa militare del mondo (pur producendo meno del 20% del PIL). La politica vera, alla fine, la fanno l’energia, gli aerei, i grandi interessi strategici; 3. Quando i debiti sono troppo alti, il vero problema c’è l’hanno i creditori, non i debitori. Quindi, la Germania (ma anche l’Italia è la Spagna, molto esposte verso la Grecia) avrebbero perso molto di più da un default greco rispetto a quanto dovranno pagare per un nuovo salvataggio. E alla fine – io dico per fortuna – di solito gli interessi prevalgono sul risentimento.

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Seminario sull’emergenza profughi

profughi_11_09_salaanziani

Carissime e carissimi,

per alcuni inconvenienti logistici il seminario sull’emergenza profughi
dove discuteremo anche le nostre proposte concrete e presenteremo alcune
buone pratiche nate nel nostro territorio non si terrà più presso la sala
di Piazza Bardella alla Stanga ma in SALA ANZIANI presso il Municipio di
Padova, sempre sabato 11 luglio a partire dalle ore 9.30 con la presenza
confermata del Sottosegretario al Ministero dell’Interno On. Manzione.

Si tratta di un tema con il quale dovremo cimentarci ancora lungamente e
che caratterizzerà una delle campagne tematiche che faremo partire in
autunno, proprio per questo vi chiedo di essere presenti numerosi per
portare il vostro contributo e i vostri feedback dai territori, utilissimi
ad affinare le proposte su cui poi costruiremo insieme la nostra azione
politica.

Ricordo che l’iniziativa è pubblica e vi chiedo quindi un aiuto nel
diffondere l’invito a tutti gli interessati.

Un caro saluto

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Atene: culla moderna del partito populista

crisi-finanziaria-tedesca-2

Non è la prima volta che un popolo sceglie, in modo più o meno democratico, di andare verso la rovina. Lo hanno già fatto l’Italia negli anni ’20, la Germania negli anni ’30. Speravamo fosse finita…

Inoltre, affermare che il referendum in Grecia è un esempio per il mondo perché la Grecia è da sempre la culla della democrazia, è come sostenere che l’Italia è ancora oggi un esempio di rapidità nel costruire opere pubbliche perché Giulio Cesare, nella guerra contro i Galli, costruì un ponte sul Reno in dieci giorni.

Atene culla moderna del partito populista

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Valdastico: è fatta!

Del rio

Importante passo avanti per le infrastrutture del Veneto. Grazie
all’azione del ministro Del Rio, dopo 40 anni, si è sbloccato l’iter per
la realizzazione del tratto terminale della Valdastico Nord. Ora bisogna
concordare un tracciato, anche in provincia di Vicenza, il più possibile
rispettoso delle popolazioni dei comuni dell’Alta Valdastico.

Questa opera è importante per almeno tre motivi.

1. Decongestiona la Valsugana, perché per andare da Bassano a Trento sarà
molto più rapido raggiungere la Valdastico Nord mediante la nuova
Pedemontana e poi fare i 60 KM per raggiungere Trento. Non sarà quindi più
necessario intervenire sui nodi di Solagna-Valstagna.

2. Velocizza i percorsi su gomma dal Veneto centrale, l’alta valle
dell’Adige e il Centro Europa, grazie anche alla modernizzazione
dell’Autobrennero, con la terza corsia dinamica.

3. Decongestiona l’alta valle del Brenta e tutta l’area urbana attorno a
Trento.

Quest’opera integra gli interventi sulle ferrovie del Veneto e del TAA,
affinché le merci possano prendere – quando possibile – la via del treno,
specialmente quelle che arrivano e partono nei porti veneti.

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