Una settimana in Perù

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Nella settimana trascorsa a Lima ho incontrato due comunità di volontari
italiani che aiutano i peruviani più poveri (che sono molti, purtroppo).

La prima è la Comunità Cenacolo, composta per lo più da ragazzi con storie
difficili alle spalle, che hanno trovato nel percorso di serietà e di fede
proposto da suor Elvira da Saluzzo occasione di riscatto e di donazione
agli altri.

http://www.comunitacenacolo.it/official/index.php?lang=it

Attorno a Lima la Comunità Cenacolo gestisce due case per bambini e
ragazzi abbandonati, con amore e professionalità.

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La seconda è la Comunità di padre Ugo De Censi, storico fondatore a metà
anni ’60 della “Operazione Mato Grosso”. In Perù, numerosi gruppi di
volontari, in gran parte italiani, lavorano per il riscatto dei giovani
poveri, proponendo in particolare percorsi di formazione professionale e
artistica.

http://www.operazionematogrosso.it/index.php/component/content/article/1-ultime/14-cosomg

L’incontro con Padre Ugo, baldo salesiano novantenne, è stato per me
particolarmente ricco di spunti e di simpatia umana.

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COP 20 di Lima “Climate change conference”

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COP 20 di Lima poteva andar meglio, ma poteva anche fallire. Tutto
sommato, va salutato con favore un accordo fra tutti i paesi del mondo per
fissare i “paletti” in vista della conferenza finale di Parigi. La novità
è che – per la prima volta – anche i paesi in via di sviluppo, ossia
quelli per cui nei prossimi anni sono previste enormi aumenti di
produzione di CO2 – hanno accettato il principio di riduzione progressiva
delle emissioni. Ora il negoziato può proseguire più serenamente. La
posizione dell’Europa e dell’Italia sono state importanti, nel trascinare
anche gli altri paesi verso un accordo globale. Infatti, l’Europa è l’area
del mondo più avanti rispetto alla lotta alle emissioni in atmosfera.

Il seguente articolo di Daniele Pernigotti (tuttogreen de “La Stampa”),
con cui mi sono anche incontrato a Lima, entra più nei dettagli.

La COP 20 a Lima ha rischiato di fallire, mettendo in crisi non solo
l’accordo mondiale sul clima atteso per il 2015 a Parigi, ma l’esistenza
stessa dell’UNFCCC, il tavolo delle Nazioni unite dedicato al cambiamento climatico. Solo il lavoro di cesello dell’abile Presidente della COP 20, il ministro dell’Ambiente peruviano Manuel Pulgar Vidal, è riuscito a produrre una revisione del testo capace di trasformare il dissenso in un’approvazione per acclamazione.

Il percorso per Parigi rimane ancora in salita ma il Lima call for Climate
action, oltre a non far naufragare l’unico contesto negoziale in grado di
dare una possibilità per contrastare la deriva climatica del pianeta, ha
consentito di compiere un ulteriore piccolo passo avanti.

Elemento centrale dell’accordo è innanzitutto la predisposizione della
prima bozza di lavoro del possibile accordo di Parigi. Un documento di 37
pagine allegato alla decisione di Lima che contiene un gran numero di
opzioni molto diverse tra loro. Vi è un’enorme mole di lavoro da fare per
arrivare all’atteso protocollo o trattato finale, ma è sicuramente un
percorso gestibile rispetto alle circa 300 pagine con cui si erano aperti
i lavori di Copenhagen. Come sia andata allora lo ricorda il Ministro
francese Fabius, nominando in modo scaramantico il fantasma del fallimento
della conferenza del 2009.

La versione finale del documento proposto da Pulgar Vidal fa un paio di
concessioni all’ampio blocco di paesi in via di sviluppo che si erano
inizialmente opposti al documento proposto dai co-chair. È stato eliminato
il sistema di valutazione previsto per il 2015 degli impegni di riduzione
delle emissioni presi su base volontaria. Inoltre, è previsto che il
futuro accordo di Parigi abbia un approccio bilanciato degli aspetti di
mitigazione delle emissioni con quelli di adattamento. In sostanza i paesi
in via di sviluppo si assicurano cosi di avere degli aiuti economici dai
paesi più ricchi per introdurre piani e azioni in grado di limitare i
danni causati dal cambiamento climatico.

Proprio sul fronte dei finanziamenti arriva un’altra importante novità da
Lima. Prende sostanza, oltre che forma, il Green Climate Fund, che ha
finalmente raggiunto e superato la prevista somma di 10 miliardi di
dollari all’anno. A sorpresa Messico, Colombia e Perù, sebbene non tenuti
a contribuire al GCF in quanto paesi in via di sviluppo, hanno depositato
nel fondo complessivamente 22 milioni di dollari ed è atteso che questa
azione volontaria stimolerà ad le contribuzioni future da parte dei paesi
sviluppati. Si dovrà infatti arrivare al 2020 con una disponibilità nel
GCF di 100 miliardi di dollari all’anno.

Il tema nodale in previsione dell’accordo di Parigi resta però ancora il
bilanciamento degli impegni all’interno del blocco dei paesi più ricchi e
rispetto alle economie emergenti, tenendo in considerazione che sulla base
delle decisioni attuali tali impegni saranno stabiliti su base volontaria
dai diversi paesi. È importante però segnalare che rispetto al passato è
stata superata negli ultimi anni la netta differenziazione tra paesi
sviluppati e in via di sviluppo. Adesso entrano in gioco in modo più
fluido concetti come la responsabilità storica sulle emissioni, la
capacità di intervento e le specifiche circostanze nazionali.

Sicuramente attorno alla diversa interpretazione di questi termini avrà
luogo buona parte della dura negoziazione nel 2015. Fabius è convinto che,
nonostante i numeri non sembrino essere dalla sua parte in termini di
confronto tra le riduzioni delle emissioni attese e quelle al momento
presentate dai principali paesi, l’accordo di Parigi riuscirà ad essere
tanto ambizioso da mantenere l’innalzamento della temperatura sotto la
soglia dei 2 gradi centigradi (contro i 4 stimati dagli esperti come
tendenziali senza alcun intervento). Ha anche ribadito come non ci si
possa permettere un piano B per il clima. Lo stesso diceva Yvo de Boer
prima della conferenza di Copenhagen nel 2009. Speriamo che dopo Parigi
non si debba iniziare a pensare ad un piano C.

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Report dal Perù: L’energia Eolica

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Dalla conferenza sul clima di Lima (Peru’)

Questa mattina ho partecipato a uno workshop sulle potenzialità è
dell’energia eolica, cui partecipavano alcune delle maggiori industrie
mondiali del settore.

Ne ho ricavato impressioni buone per il mondo, meno interessanti per
l’Italia.

Nei paesi in via di sviluppo, grandi o piccoli che siano, le potenzialita’
dell’energia eolica sono immense, perche’ dove

(1) la richiesta di energia e’ alta
(2) le attuali potenzialita’ produttive di energia sono scarse
(3) il vento soffia con buona intensita’
(4) lo spazio disponibile e’ molto

L’energia prodotta dal vento e’ competitiva, anche se va integrata con
quella prodotta da altre fonti (rinnovabili o meno), a causa
dell’intermittenza del vento.

Le potenzialita’ sono enormi in paesi come l’Indonesia, il Messico, la
Cina, l’India, il Sudafrica, ma anche molti altri paesi africani. Anche
perche’ i tempi di installazione sono molto rapidi.

Purtroppo in Italia e in Europa le quattro caratteristiche di cui sopra
non sono rispettate. La richiesta di energia è stagnante, con
sovraproduzione da centrali classiche disposte a fare dumping per
rientrare in qualche modo dagli enormi investimenti, e non è previsto
aumento in futuro, grazie anche alle politiche di risparmio energetico; il
vento soffia con buona potenzialita’ solo in poche zone; lo spazio
disponibile per installare pale eoliche e’ molto solo off-shore, ma i
costi per l’off-shore sono doppi rispetto a quelli per l’on-shore. Quindi,
credo che in Italia il vento difficilmente possa svilupparsi senza
incentivi, con tutti i problemi del caso.

Devo dire che un po’ mi sono depresso, percependo da parte dei relatori lo scarso interesse per il caso italiano ed europeo. Siamo sempre piu’ marginali, almeno in questo tipo di mercato.

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L’importanza di occuparsi di chi non ha voce

violenza-donne-stopLa politica, prima di tutto, deve occuparsi di chi non ha voce. Tre
iniziative di questa settimana.

1. Ho costruito – assieme ad altri colleghi di diversi schieramenti – un
emendamento alla legge di Stabilità per rifinanziare il sistema nazionale
antitratta, che dal 2000 ogni anno sottrare 1.000 donne dalla schiavitù
sessuale, mediante programmi di protezione e inserimento sociale e
lavorativo.

Emendamento all’articolo 1.
Dopo il comma 128, aggiungere il seguente: “128-bis. A decorrere dall’anno
2015, una quota pari a 10 milioni di euro delle risorse del Fondo per le
politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, istituito presso la
Presidenza del Consiglio dei Ministri, di cui all’articolo 19, comma 3,
del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni,
dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e successive modificazioni ed
integrazioni, è destinata all’attuazione del programma unico di emersione,
assistenza e integrazione sociale di cui all’articolo 18, comma 3-bis, del
decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni ed
integrazioni”.

Conseguentemente, apportare le seguenti modificazioni:
a) alla Tabella A, voce Ministero dell’economia e delle finanze, apportare
le seguenti variazioni:

2015:  – 10.000.000
2016:  – 10.000.000
2017:  – 10.000.000

b) alla Tabella C, missione Diritti sociali, politiche sociali e famiglia,
programma: Promozione e garanzia dei diritti e delle pari opportunità,
voce: Ministero dell’economia e delle finanze:

Decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con modifi-cazioni, dalla legge
n. 248 del 2006: Disposizioni ur-genti per il rilancio economico e
sociale, per il con-tenimento e la razionalizzazione della spesa
pub-blica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto
all’evasione fiscale: –

ART. 19, comma 3: Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari
opportunità (17.4 – cap. 2108/p), apportare la seguente variazione:

2015:  + 10.000.000
2016:  + 10.000.000
2017:  + 10.000.000

FEDELI, GUERRA, MANCONI, COLLINA, DALLA ZUANNA, DI BIAGIO, DIRINDIN,
FATTORINI, FILIPPIN, ICHINO, MATURANI, MAZZONI, PADUA, SERRA

Christians forced to flee homes shelter in Erbil

2. Assieme al sottosegretario agli esteri Della Vedova e alla senatrice
Emma Fattorini, ho incontrato in Senato una delegazione dell’Associazione
dei Cristiani Pakistani in Italia, per ragionare sulle possibili azioni
dell’Italia al fine di contrastare la persecuzione contro le minoranze
religiose attiva in molte zone di quel grande paese asiatico

http://pakistanicristianiitalia.wordpress.com/about/

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/pakistan-pakistan-37902/

3. Oggi incontro la signora Ornella Favaro, anima di “ristretti orizzonti”
associazione in prima linea per l’umanizzazione della vita carceraria

26est1-carcere-argentina-se-serve-37606

http://www.ristretti.it/

A questo proposito, leggete il bell’articolo del senatore Sergio Lo
Giudice sul diritto all’affettività dei detenuti

http://www.huffingtonpost.it/sergio-lo-giudice/sesso-e-affetti-in-carcere_b_6260448.html

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Deve essere superato lo statalismo della Vecchia Sinistra

 

 
Schermata 2014-12-04 alle 22.52.54

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Partecipiamo alle primarie !

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Cari tutti, andiamo a votare per le primarie di coalizione, per
individuare la candidata alle elezioni regionali del Veneto

I seggi sono indicati al sito

http://www.primarieveneto.it/wp-content/uploads/2014/11/padova-full.pdf

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Il jobs act e la legge di stabilità

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Cari amici
Ecco un’occasione per capire bene gli ultimi importanti provvedimenti del governo.

A presto

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